ARTICOLI

Birre di frumento, Weizen versus Blanche

Birre artigianali

Birre di frumento, Weizen versus Blanche

26 mar, 2021

Oggi ti proponiamo di andare alla scoperta di quelle birre identificate dal consumatore medio come “le bianche”.

Innanzitutto, devi sapere che si tratta di un prodotto molto richiesto ma spesso frainteso dai più. 

Il grande protagonista di questa categoria è ovviamente l’ingrediente che la caratterizza: il frumento.

Il grano è uno dei quattro cereali fondamentali nella storia dell’essere umano, che ha influito anche sulla produzione birraria. 

Basti pensare che in alcuni periodi storici non si sono potute brassare alcune birre con il frumento perché, essendo l’ingrediente principale del pane, ed essendo il pane un cardine principale della dieta per molti secoli, era più importante che venisse stoccato per la panificazione (ahimè non ci si può nutrire di sola birra).

Quando si parla di birre di frumento immediatamente tornano alla memoria alcuni celebri stili e vi è una grande disputa per determinare quale sia il più diffuso e preferito. L’argomento della diatriba vede scendere in campo due tra le nazioni più storicamente legate al mondo della birra: 

  • Il Belgio
  • La Germania

Due tradizioni ben diverse fra loro che identificano questa bevanda come parte fondamentale della loro cultura.

Due paesi a cui fanno rispettivamente capo due diversi stili di birra bianca:

  • La Blanche
  • La Weizen

Ti interessa l’argomento? Leggi l’articolo e avrai modo di conoscere le birre “bianche”. Te ne racconteremo storia e caratteristiche, in modo tale da fornirti un insieme di indicazioni che andranno ad arricchire la tua conoscenza.

Tuffati nel mondo delle birre al frumento, potresti regalare nuove emozioni al tuo palato.

Storia delle Blanche

Partendo dal Belgio e quindi dalle Blanche, c’è una persona che dobbiamo ringraziare: Pierre Celis.

Se ora possiamo bere una buona Blanche lo dobbiamo a lui. Birraio professionista e rivitalizzatore di uno stile che stava scomparendo, che comincia la sua lenta rivoluzione a Hoegaarden, una piccola cittadina del Belgio (non che il Belgio sia costituito da centinaia di metropoli da milioni di abitanti).

Rinomati studi scientifici dimostrano che in Italia il 99,9% delle volte sbagliamo la pronuncia di questa paesino belga delle Fiandre. Ecco un aiuto per te: 

 

Dopo le due guerre mondiali, il Belgio aveva perso quasi completamente la sua tradizione birraia e Pierre Celis decise di intraprendere una campagna di rinascita delle birre autoctone svecchiando un prodotto che storicamente era caratterizzato da particolari note sour.

Nel 1985 un tragico incendio sembra spegnere i sogni di Pierre Celis che si trova costretto a vendere il suo progetto al colosso Stella Artois e al gruppo Inbev (ora ABInBev). 

Se da un lato possiamo vedere l’evento in modo negativo, dall’altro dobbiamo ammettere che la commercializzazione di un prodotto di così facile appeal a livello globale ha reso questo stile conosciuto da qualsiasi bevitore di birra. 

Il bicchiere delle gelatine di Hoegaarden è un’icona del mondo della birra che attrae i consumatori per la sua stazza, creato appositamente per eliminare l’idea che le blanche siano birre da donne e per coinvolgere il pubblico maschile.

La storia di Pierre Celis è comunque una storia andata a buon fine; dopo la cessione al gigante ABInBev aprì il suo nuovo birrificio a Austin in Texas.

Ora che ti abbiamo fornito un quadro storico, passiamo a conoscere le caratteristiche di questo stile.

Caratteristiche delle Blanche

Ma cosa caratterizza una Blanche? Questo magnifico stile belga si può riassumere nell’equilibrio di tre componenti essenziali:

  1. I lievi sentori maltati
  2. La rinfrescante e gentile acidità
  3. Le note agrumate dovuta alla speziatura

Una Blanche ben fatta rispecchia un carattere elegante, educato e piacevole, è un ospite che inviti a casa e sa come comportarsi e far ridere senza usare volgarità.

Nella sua forma originale queste sono caratterizzate dall’uso di pochi e semplici ingredienti: 

  • Malto d’orzo
  • Frumento non maltato
  • Avena
  • Luppoli della Repubblica Ceca
  • Scorze di arancia amare, di Curaçao e coriandolo

Nelle sue più libere interpretazioni, la componente speziata può essere rivisitata con molteplici ingredienti, quali:

  • Pepe nero e lemongrass, per citarne alcuni più classici;
  • Ibisco o anice stellato, in alcune interpretazioni più creative. 

La tua curiosità è stata stuzzicata? Continua a leggere. È giunto il momento di spostarci in Germania per conoscere le Weizen.

Storia delle Weizen

Partiamo da un dato di fatto: molti birrai odiano produrre una Weissbier, una Weizen, o una Hefeweizen. 

In sintesi, uno degli stili più richiesti dal consumatore medio non entra tra i preferiti dei birrai. 

Nonostante ciò, ci sono dei momenti dell’anno in cui il piacere di bere una Weizen è innegabile. La rinfrescante sensazione che le Weizen possono regalare talvolta è impareggiabile.

L’origine delle Weizen è assolutamente nobile ed ha origine in Bohemia anche se l'esplosione dello stile avviene nella città di Schwarzach, dove la famiglia Wittelsbach era l’unica e sola autorizzata a produrre le Weizen. 

Ricordiamoci infatti che il Reinheitsgebot permetteva l’uso esclusivo di alcuni ingredienti e che solo alcuni nobili potevano autorizzare le produzioni non comuni come le Weizen. 

Come per le Blanche belga si è corso il rischio di perdere uno stile con una ricca storia a causa della sempre più ampia diffusione delle più classiche Lager.

Solo l’impegno, la passione e la dedizione della famiglia Schneider hanno permesso a questo stile di superare due guerre mondiali e diffondendosi a livello mondiale negli anni della globalizzazione.

Esaminata la storia, passiamo a vederne le caratteristiche. Prosegui nella lettura, potresti aggiungere un nuovo stile alle tue birre preferite

Caratteristiche delle Weizen

Le Weizen hanno sviluppato il proprio appeal grazie al grande lavoro del lievito, che generando esteri e fenoli è il principale fautore delle note di banana e chiodi di garofano che si distinguono inconfondibilmente. 

Il corpo leggero ed elegante, la carbonazione e i lievi sentori di malto fungono da contorno per un’esperienza di bevuta semplice e appagante. 

Da non dimenticare le sfumature di questo stile: 

  • Hefeweizen, più torbide e con il lievito ben presente
  • Weizenbock, frutto dell’unione di stili fra Doppelbock e Weizen
  • Dunkelweizen, una hefeweizen con malti scuri aggiunti
  • Rauchweizen, che si caratterizza per la presenza di malti affumicati
  • Kristallweizen, una weizen filtrata

L’elencazione racchiude differenti variazioni su uno stile classico, che deve mantenere comunque nobiltà di spirito e semplicità di bevuta.

Ti abbiamo parlato delle “bianche” di tradizione belga e tedesca. Ma non credere che non esistano altri stili di birre al frumento.

I prossimi paragrafi ti faranno scoprire quali sono.

Spettatori dell’incontro

A lato di questa disputa fra due stili simbolo delle birre di frumento, possiamo trovare altri stili meno conosciuti in cui il grano è comunque un ingrediente caratterizzante. 

Oltreoceano, le American Wheat Ale sono sicuramente state la risposta a stelle e strisce alle birre di frumento. 

Queste, insieme alle White Ipa e alla più moderne New England IPA (come Italian Marble di EDIT Torino), vedono come protagonista assoluto l’ingrediente (probabilmente) preferito dai birrai americani: il luppolo

Le NEIPA sono diventate nel corso di pochi anni predominanti nell’ambito craft e la loro diffusione è stata globale. 

Le intense note di frutta esotica e drupacee (Stone Fruit è un termine anglosassone molto più piacevole) unite alla morbidezza dei malti e al grande lavoro del lievito rendono questo stile gradevolmente affabile.

Sempre in Germania il frumento è un assoluto protagonista nelle Berliner Weisse, stile in cui le spiccate note lattiche prodotte dai batteri lattici stessi creano una birra con un’estrema drinkability e che nei suoi restyling fruttati moderni vede un’ampia diffusione tra il pubblico.

Non da meno sono le Gose di Lipsia, birre salate con una buona componente di frumento.

Rimanendo nelle terre tedesche Lichtenhainer e Grodzisky sono due stili atipici che negli ultimi tempi hanno raccolto l’interesse di molti consumatori con le note acidule e affumicate che li caratterizzano.

White For It, la nostra Blanche

E da EDIT Torino, cosa c’è in cantiere? In questo duro confronto fra due storici stili brassicoli, la mia preferenza va alle blanche belga. 

Sono un grande estimatore delle birre teutoniche ma sono stato sempre affascinato dalla capacità belga di trasformare un prodotto composto da materie prime estremamente semplici in una birra incredibilmente ricca di sensazioni. 

White For It è la mia personale rivisitazione del classico stile belga Blanche all’italiana. 

Se da un lato le scorze essiccate del mandarino conferiscono freschezza ed un lieve amaro, dall’altro la camomilla crea una delicata morbidezza e setosità che sostiene una birra con una gradazione bassa (alc. 4,5% vol.) e una bevibilità estrema. 

Il pepe lungo del Bengala è il contorno aromatico finale che adorna piacevolmente il bicchiere per arricchire le note speziate che il lievito belga produce durante la sua fermentazione.

E il futuro cosa ci riserva? Probabilmente una Double Blanche, ma è ancora presto per parlarne.

Continua a seguirci per altre curiosità e approfondimenti.

Se invece hai voglia di scoprire le nostre birre:

VAI ALLO SHOP

 

Scritto da

Loris Mattia Landi - Birraio di EDIT Torino
Loris Mattia Landi - Birraio di EDIT Torino

Birraio di EDIT dal 2017, bevitore, bulldog & rugby lover. Ho imparato a schioccare le dita a 27 anni. Non è mai troppo tardi per imparare qualcosa di nuovo. A me la birra proprio non piaceva, giuro. Poi ho scoperto La Birra in un viaggio a Praga del 2006, ho capito che l’appiattimento dei gusti dell’industria mi aveva impedito di guardare oltre l’orizzonte birraio. Gli anni successivi sono stati solo una lenta fermentazione con contaminazioni americane, belga e inglesi. Gli anni futuri saranno un'ulteriore lenta maturazione, con la volontà di rendere popolare la birra buona.

Vai alla scheda dell'autore

Iscriviti alla newsletter

Lascia i tuoi dati per ricevere aggiornamenti da EDIT