ARTICOLI

Craft Beer: la definizione di birra artigianale nel mondo

Birre artigianali, Dal neofita al birraio

Craft Beer: la definizione di birra artigianale nel mondo

28 mag, 2021

Nel precedente articolo sulla definizione di birra artigianale abbiamo parlato delle specifiche che il legislatore applica per chiarire cosa significa esattamente birra artigianale italiana

Riassumendo brevemente, i concetti chiave sono legati a 3 fattori:

  1. Massima produzione annua (200 mila ettolitri)
  2. Assenza di processi di micro filtrazione e pastorizzazione
  3. Indipendenza dell’azienda

Dovendo analizzare con scrupolo ognuno di questi parametri, osserviamo numerose lacune e gap che possono mettere in crisi la definizione stessa di birra artigianale. 

Ahimè, definire qualcosa ed imporre delle regole comporta ovviamente la possibilità che questi limiti possano essere raggirati, la natura umana implica sempre questo atteggiamento.

I paradossi della definizione di birra artigianale italiana

Se ad esempio consideriamo le birre prodotte con il kettle sour, processo attraverso il quale avviene un primo inoculo con batteri (es. batteri lattici per le berliner weisse) che verranno successivamente uccisi tramite la bollitura, potremmo parlare di pastorizzazione dei batteri e dunque violerebbe una delle regole precedentemente imposte. 

Il limite dei 200 mila ettolitri è attualmente molto ambizioso, se consideriamo infatti che i birrifici artigianali italiani attuali non arrivano nemmeno ad un terzo di questo valore. Possiamo affermare con tranquillità che il valore non sarà raggiunto nei prossimi anni da nessun birrificio.

Ipotizzando invece che un grande birrificio di italica origine decidesse di vendere ad un grande colosso della distribuzione di alimenti volendo rimanere artigianale, potrebbe ovviare alla questione indipendenza cedendo l’attività direttamente ad uno dei soci fondatori dell’azienda.

Questa è solo una supposizione creata per stimolare le nostre meningi e far comprendere quanto in Italia sia facile sfuggire dalla definizione di birra artigianale da un punto di vista meramente legale.

Ora scopriamo cosa succede nel resto del mondo.

La definizione di birra artigianale negli USA

Partiamo dallo stato a stelle e strisce, quello che più di tutti influenza le tendenze attuali nel mondo brassicolo. 

L’organizzazione no profit che regola e organizza i birrifici craft negli Stati Uniti è la BA, Brewers Association, che fissa alcuni semplici paletti per definire una craft brewery:

  1. Prima condizione: produzione annuale inferiore a 6 milioni di barili di birra. 

Io personalmente non ho mai capito perché gli anglosassoni debbano rifiutarsi di usare il sistema metrico e i litri per indicare i volumi, ma volendo convertire il volume in litri otteniamo 7 milioni di ettolitri. Il concetto di “small brewery” ha un valore sicuramente spropositato per i nostri canoni ma bisogna ricordare che Everything Is Bigger in the USA.

  1. Seconda condizione: il secondo parametro è legato all’indipendenza del birrificio e qui possiamo osservare una differenza sostanziale rispetto ai canoni italiani. 

In questo caso, infatti, il birrificio può essere controllato al massimo al 25% da un’altra azienda proveniente dal mondo degli alcolici che non sia un’altra craft brewery. Nel 2014 Founders Brewing Company cedette il 30% delle sue quote al gruppo Mahou-San Miguel perdendo di fatto la denominazione craft brewery per un 5%.

  1. Terza condizione: anche se è un po’ scontato, è il TTB Brewer’s Notice, quella che noi potremmo definire la concessione per poter produrre e vendere birra. In realtà la Brewers Association elenca anche alcuni concetti chiave legati alle craft brewers. 

Precisando che sono concetti molto soggettivi, apprezzo molto che si parli di innovazione, abilità nel distinguersi, comunità con la regione e con i clienti e indipendenza intellettuale. Tutto ciò è la dimostrazione che si può essere grandi senza perdere la propria personalità.

Attraversiamo l’Oceano Atlantico e sbarchiamo in UK per approfondire meglio il tema del craft in terra britannica. 

Poche regole ma molto chiare per la definizione di birra artigianale inglese

Il Guardian stesso nel 2015 si interrogava su come definire la craft beer e se veramente avesse un senso farlo. 

Se il CAMRA svolse un lavoro eccellente nella tutela delle Real Ales, differente è la situazione per quanto riguarda The Society of Independent Brewers (SIBA)

La definizione è legata, anche in questo caso, a tre concetti portanti:

  • Food Safety and Quality standards: su questo si potrebbe aprire una bella discussione sugli standard di igiene inglese;
  • Vera indipendenza del birrificio sotto il profilo societario;
  • Produzione massima annua di 200 mila ettolitri (come in Italia). 

Anche in questo caso poche regole ben chiare per lasciare spazio alla creatività e all’innovazione, tutelando allo stesso tempo l’animo delle craft beers. 

Anche in Australia è stata chiarita la definizione di birra artigianale

Attraversando invece il Pacifico arriviamo in Australia dove troviamo una definizione non molto distante da quella applicata negli USA e in UK. 

La Independent Brewers Association (IBA) limita a 400 mila ettolitri la produzione, massimo il 20% della società può appartenere ad un altro birrificio e a sua volta non può possedere il 20% di un altro birrificio (seems legit). 

Come possiamo osservare SIBA, BA e IBA lavorano su concetti molto simili legati sicuramente all’indipendenza e alla dimensione, concetto che come abbiamo osservato è molto variabile e contestualizzabile in base ai progetti di sviluppo di ogni singolo paese.

Germania, dove la definizione di birra artigianale si scontra con l’Editto della Purezza

Tornando in Europa, in Germania la birra ha una sua storia e una stretta regolamentazione dal lontano 1516 quando in Baviera venne approvato il Reinheitsgebot, Editto della Purezza.

Questo sanciva rigidamente le materie prime con cui produrre la birra e che divenne la conditio sine qua non per l’unificazione della Germania nel 1871: come se in Italia decidessimo di fare una legge per regolamentare la produzione delle pizze stabilendo gli ingredienti e le lavorazioni. 

Precisiamo che la birra in Germania è una cosa seria e uscire dai canoni previsti dal Reinheitsgebot è assolutamente vietato

Aggiungere scorze di lime e pompelmo come nella Ezechiele 25:17 di EDIT Torino sarebbe impossibile e anche birre meno complesse, come una blanche, non potrebbero vedere la luce del Sole. 

Nonostante ciò, la corrente delle craft beer sta crescendo anche in Germania e lentamente si vedono novità sul mercato

Attualmente non esiste una definizione legale di craft beer tedesche, solo una valutazione soggettiva può parzialmente definire cosa sia craft e cosa non lo sia. Anche qui possiamo dire che i criteri di indipendenza, creatività e ricerca sono alla base di questa analisi.

La definizione di birra artigianale belga: difficile e soggettiva

Procedendo nel nostro viaggio e spostandoci in Belgio, troviamo una situazione in continua mutazione. Patria di stili classici, must del mondo brassicolo e meta di pellegrinaggi brassicoli, il Belgio è diviso fra classici intramontabili e nuove interessanti sperimentazioni dei birrifici più giovani ed intraprendenti. 

Anche qui, come in terra teutonica, non c’è una chiara definizione legale di craft beer. Sotto questo tema possiamo dire in tranquillità che il Bel Paese è nettamente avanti grazie al lavoro svolto per dare alla birra artigianale una definizione precisa da parte di Unionbirrai.

Anche in questo caso percepiamo cosa sia craft solo grazie a considerazioni personali riguardo indipendenza e modus operandi del birrificio, ma dovendo essere rigidi e volendo cercare uno strumento per poter classificare i birrifici in modo preciso dobbiamo, ahimè, arrenderci. 

La passione come reale definizione di birra artigianale

In questo breve excursus sul significato di craft beer, abbiamo dimenticato di parlare della componente che più alimenta il settore craft a livello mondiale e che ha permesso l’espansione in ogni nazione della birra, non solo come bevanda alcolica ma anche come cultura: la passione.

Credo che sia il parametro principale attraverso il quale si possa comprendere realmente la natura intrinseca di un birrificio. 

Si può essere grandi e ben strutturati mantenendo comunque un lato umano che permette di emergere tra la massa, dimostrando che creare birra non è una mera attività economica ma, al contrario, il risultato di sforzi e sacrifici dettati dall’amore incondizionato per questo mondo.

A volte quello che si sente quando si beve una buona birra craft non sono l’aroma di un luppolo, la bontà di alcuni tipi di malto o il lavoro fantastico del lievito che predominano, ma la passione di chi l’ha creata.

Se vuoi “toccare con mano” tutto questo, passa a trovarci.

 

Continua a seguirci per altre curiosità e approfondimenti.

Se invece hai voglia di scoprire le nostre birre: 

VAI ALLO SHOP

 

Scritto da

Loris Mattia Landi - Birraio di EDIT Torino
Loris Mattia Landi - Birraio di EDIT Torino

Birraio di EDIT dal 2017, bevitore, bulldog & rugby lover. Ho imparato a schioccare le dita a 27 anni. Non è mai troppo tardi per imparare qualcosa di nuovo. A me la birra proprio non piaceva, giuro. Poi ho scoperto La Birra in un viaggio a Praga del 2006, ho capito che l’appiattimento dei gusti dell’industria mi aveva impedito di guardare oltre l’orizzonte birraio. Gli anni successivi sono stati solo una lenta fermentazione con contaminazioni americane, belga e inglesi. Gli anni futuri saranno un'ulteriore lenta maturazione, con la volontà di rendere popolare la birra buona.

Vai alla scheda dell'autore

Iscriviti alla newsletter

Lascia i tuoi dati per ricevere aggiornamenti da EDIT